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LUNEDì 27 APRILE ore 11.00 Aula Magna della Facoltà di Lettere : Conferenza stampa promossa da LettereInMovimento con l'Ordine dei Medici ed i Professori della Facoltà di Lettere




domenica 19 ottobre 2008

Volantino assemblea 22 ottobre

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sabato 11 ottobre 2008

Mettete la sciolina sulle vostre tavole, allacciate gli attacchi: it is time to strike, let’s snowboarding!

Domani è Sciopero Generale, indetto dalla Fiom e dalla Cgil Funzione Pubblica, poi dalla Cgil tutta, infine dai sindacati di base (Cobas, Sdl, Cub). Questo Sciopero ha la sua genealogia nel ciclo di movimento che ha scosso il Governo Berlusconi, che trova le sue radici nei movimenti di docenti, genitori ed alunni contro la distruzione della Scuola pubblica organizzata dalla Gelmini, nella lotta delle facoltà in AutoRiforma e dei mille cortei che, ribelli, hanno attraversato le nostre città, nei segmenti della composizione di classe che stanno trovando l’occasione per mettersi in movimento sulla giusta onda: fabbriche, settore della distribuzione, comparto dell’arte e la componente soggettiva del lavoro migrante.
Non saremo timidi e non saremo ospiti: questo è innanzitutto una nostra giornata di lotta. E così dev’essere.
Saremo Onda, con l’ambizione di divenire mareggiata; tutti e tutte, al di là dei differenti contratti che abbiamo (per chi ce l’ha), età, scuole, passaporti (per chi ce l’ha), ci troveremo nei cortei autonomi ed indipendenti che si sono organizzati, da Milano a Napoli, da Venezia a Bologna, da Firenze a Palermo. Non c’è alcun permesso da chiedere né rappresentanti della sinistra con cui negoziare: vogliamo attraversare, ricombinare, comunicare e continuare la costruzione di tessuti organizzativi ed embrioni di quel comune che solo lottare insieme permette di avere.
E poiché è una nostra giornata di lotta, ci sono alcuni passaggi e sfide che vanno verificate, come fa lo snowboarder che indovina quando cominciare la discesa.

Punto zero. Siamo inafferrabili, incontenibili, irrappresentabili, per statuto e per scelta.

Punto primo. Così come la giornata lavorativa sociale è estesa e distribuita (ma, of course, non retribuita) sulle 24h e la fabbrica è socialmente distribuita, così la sfida di generalizzare il conflitto significa andare oltre le 8h dello sciopero tradizionale ed eleggere tutta la città come spazio del conflitto. Il padrone non è più confinato nel reparto e ovunque, quindi, va organizzata resistenza.

Punto secondo. La sfida è, appunto, il divenire mareggiata dell’Onda 1.0, il suo divenire costituente per l’insieme della composizione contemporanea del lavoro vivo. Qui e ora, domani, subito; con un senso di urgenza andiamo alla ricerca di un lessico comune.

Punto terzo. Partiamo dal riconoscimento che il primo capitolo è già sottoscritto da tutti coloro che scioperano: Noi la crisi non la paghiamo è già programma. Da qui si parte: non vogliamo pagare alcun sacrificio, nè abolizione della Scuola pubblica, nè precarietà (i.e. povertà) generalizzata, nè cassa integrazione. L’uscita dal fallimento del capitalismo passa attraverso la conquista di un reddito di cittadinanza per tutti e per tutte, indipendente da dove si è nati e dal colore della pelle.

Punto quarto. Non è una giornata semplice, per nessuno. Perchè alla gioia della lotta si sovrappone la rabbia senza fine per Alexis e per le centinaia di fratelli e sorelle greci che come noi lottano contro la crisi e che sono in queste ore in carcere sottoposti a quella giustizia asimmetrica che assolve comunque qualunque divisa. Verità, giustizia, libertà: parole che sono sui nostri striscioni, ovunque.

Non ci sono certezze, nè copioni già scritti. Ogni corteo è di fatto un’inchiesta militante ed ogni iniziativa un’ipotesi di lettura del presente. Comincia la discesa, let’s snowboarding. Ci si sente dopo, guai a chi paga lo skipass.

Gianmarco De Pieri, centro sociale Tpo (Teatro Polivalente Occupato) - Bologna

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venerdì 10 ottobre 2008

Verso il 12 dicembre... Da Chiaiano e Marano... Per lo Sciopero generale e generalizzato unitario!

Da GlobalProject: Lettera aperta dal "Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano (Na)".

Al movimento studentesco dell’Onda

Ai lavoratori e alle lavoratrici della Cgil
Ai lavoratori e alle lavoratrici della Fiom
Ai lavoratori e alle lavoratrici dei sindacati di base
Ai movimenti sociali nazionali e locali

In questo ultimo anno, nella nostra regione ed in particolare a Napoli abbiamo assistito ad una irreversibile crisi morale, etica e politica del quadro della rappresentanza istituzionale. Le scelte di devastazione ambientale operate nella nostra città ed in regione hanno visto una convergenza, che mai avremmo immaginato prima, tra centrodestra e centrosinistra. Insieme si sono ritrovati d’accordo nell’inviare l’esercito contro le comunità, insieme hanno approvato leggi speciali contro chi lotta in difesa della salute e dell’ambiente, insieme hanno approvato le scelte di distruzione ambientale in materia di smaltimento dei rifiuti, ovvero hanno appoggiato la costruzione di discariche ed inceneritori, senza fare nulla di serio, se non dichiarazioni altisonanti circa le soluzioni vere per superare una emergenza che dura da 15 anni. Ma non solo.
I processi di smantellamento dello stato sociale e delle garanzie sindacali hanno visto il loro inizio con i governi di centrosinistra, così come la precarizzazione del mercato del lavoro ha visto ancora una volta insieme tutto il quadro politico invocare sempre maggiore flessibilità e determinare un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro.
Il processo di svendita della Formazione pubblica che vede protagonista la ministra Gelmini ha avuto nei predecessori della stessa i pionieri della distruzione della Formazione e della Ricerca nel nostro paese.
Oggi l’opposizione sociale in questo paese è fatta da cittadini e cittadine, lavoratori e lavoratrici, studenti, studentesse, pensionati e pensionate che da soli/e si sono organizzati per difendere il loro territorio, le condizioni di vita, il loro stesso futuro.
Il movimento dell’Onda è una delle più belle esperienze che potevamo attraversare e che ha saputo intrecciarsi con i movimenti in difesa dei beni comuni, come a Chiaiano e Marano, a Vicenza e in Val di Susa, dove cittadini e cittadine come noi hanno deciso di riprendere il futuro nelle loro mani.
Con gli studenti abbiamo fatto un pezzo di strada insieme e vogliamo continuare un percorso di confronto e condivisione.
Il 12 dicembre sarà una giornata importante per questo paese. Lo Sciopero generale convocato dalla Cgil e separatamente dai sindacati di base, sarà una giornata di notevole importanza.
Ma siamo convinti che la vera opposizione in questo paese cominci dai territori, dalle scuole e dalle università.
Da questi luoghi, in migliaia abbiamo sfidato il Governo, abbiamo costruito nuovi spazi di democrazia e socialità, abbiamo prodotto una rottura rispetto ad una visione di questo paese che ci voleva tutti allineati e disciplinati a plaudire il "sovrano" e la sua corte.
Noi il sovrano lo abbiamo reso "nudo", così come hanno fatto gli studenti nelle scuole, nelle universita’ e nelle piazze. Siamo certi di aver incrociato tanti di voi nelle piazze e nelle strade, nelle mobilitazioni e nelle iniziative di lotta che si sono sviluppate in questi mesi. Abbiamo incrociato tanti di voi a prescindere dalle sigle sindacali di appartenenza.
Siamo certi che il 12 dicembre debba e possa essere una giornata di sciopero vero in cui il protagonismo di chi rappresenta l’opposizione sociale, autonoma ed indipendente in questo paese continui ha gridare “Noi la crisi non la paghiamo!”.

Non la vogliamo pagare in termini di distruzione dei territori contro un Governo che, di fronte alla crisi, vuole sperperare milioni e milioni di finanziamenti in “grandi opere” inutili e dannose.
Non la vogliamo pagare sui posti di lavoro con i licenziamenti, la precarizzazione, la perdita del potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni.
Non la vogliamo pagare in termini di tagli e riduzioni su Scuola, Formazione pubblica e Ricerca.

Per questo diciamo ai lavoratori e lavoratrici, ai sindacati di base ed alla Cgil, che noi non possiamo e vogliamo scegliere in quale corteo stare il 12 dicembre. Non cerchiamo legittimità politica, nè tanto meno siamo in "cerca di autori".
Siamo ciò che siamo e pensiamo che lo Sciopero generale debba essere di tutti, fortemente unitario e con il protagonismo dei movimenti reali che nel paese praticano quotidianamente l’opposizione al governo. Per questo il 12 dicembre prossimo a Napoli saremo in Piazza del Gesù e proponiamo a tutti - Cgil, Fiom, sindacati di base - di stare insieme a noi per costruire davvero lo sciopero dell’opposizione sociale.
Agli studenti chiediamo di essere con noi come siamo stati insieme nei cortei che, in questi mesi, hanno attraversato i palazzi delle università e le strade di Chiaiano e Marano.
Chiediamo di stare con noi alle altre realtà di lotta in difesa della salute e dell’ambiente in Campania, a chi lotta per una vita dignitosa e a chi vuole continuare a sperare in un futuro che valga la pena di essere vissuto.
Chiediamo uno Sciopero generale vero, di tutti e tutte, chiaro nei contenuti e senza alcuna velleità di voler essere mera rappresentanza identitaria. Vorremmo, con questa lettera aperta, aprire un dibattito franco e sincero all’interno del mondo sindacale e lavorativo e all’interno dei movimenti sociali. Ci auguriamo che il 12 dicembre sia la data in cui trovarci tutti insieme uniti in una giornata di lotta e di opposizione ai progetti di distruzione delle nostre vite.


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Contro-Informazione ragionata sul No a Tremonti/Gelmini

I provvedimenti governativi, limitati all’Università, che contestiamo sono essenzialmente due:
Legge 133/08 e Decreto Legge 180/08
Legge 133/08
  • Nell’art.16 si sancisce la possibilità per le università di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato tramite votazione a maggioranza assoluta del Senato Accademico, come previsto per tutte le ordinarie decisioni di quest’organo (come a qualificarne la normalità, invece che l'eccezionale stravolgimento di status).
  • Nell’art.66, comma 13, è previsto un radicale taglio (ribattezzato “razionalizzazione”) del già esiguo FFO, ossia Fondo di finanziamento ordinario dell’Università pubblica (di 1,441,5 milioni di euro dal 2009 al 2013), pensato in questa drammatica scansione: - 63,5 milioni di euro nel 2009; - 190 milioni di euro nel 2010; - 316 milioni di euro nel 2011; - 417 milioni di euro nel 2012; - 455 milioni di euro nel 2013.
  • Nell’art.66 si dispone che, dal 2009 al 2011, il “turn-over” del personale (docente e tecnico-amministrativo) nelle università è limitato al 20%; ciò significa che per 10 pensionamenti si potranno assumere solamente 2 lavoratori. Nel 2012 invece questo rapporto prevedrà l’assunzione di 5 persone ogni 10, limitando così il “turn over” al 50%.

Questi sono i tre punti che hanno scatenato la protesta in tutta Italia sin dalla scorsa estate, tramutatasi, in queste ultime settimane, nello straordinario movimento nazionale dell’Onda. Dapprima una critica di metodo: la legge 133/08 era un decreto legge (112/08) collegato alla Finanziaria, convertita in legge ordinaria scavalcando qualsiasi confronto, e nemmeno sottoponibile a referendum, come presumeva il Partito Democratico.

E’ evidente che la possibilità di trasformare le università pubbliche in Fondazioni di diritto privato è in contrasto con l’inalienabile diritto, sancito dalla Costituzione, ad avere una Formazione integralmente pubblica. Questo diritto sarebbe, inevitabilmente, negato dall’ingresso dei privati all’interno dell’Università, in termini di assoggettamento ad interessi parziali della Didattica e della Ricerca. E’ innegabile il fatto che i tagli indiscriminati (ovvero senza nessun criterio particolare individuato) di cui sopra, rappresentano un fattore importante di impoverimento e spingeranno certamente le università a sfruttare eventuali finanziamenti da privati per garantire almeno il pareggio del bilancio (vedi il recente caso dell’ateneo senese). Nel frattempo, vengono distribuiti soldi pubblici “a pioggia” per risanare le banche, aumentare le spese militari e rimpinguare i fondi comunali strozzati dall’inutile taglio dell’Ici. Riguardo alle norme sul “turn-over” (parzialmente modificate dal Dl 180/08, che dopo vedremo) c’è da sottolineare come esse, in ogni caso, blocchino il già inesistente ricambio generazionale in ambito accademico, causando l’inevitabile chiusura di molti corsi di laurea per l’impossibilità di sostituire i docenti.

Il Governo, incalzato dalla spinta della mobilitazione popolare, è forzatamente dovuto intervenire per il tramite di un provvedimento autoritario (si legifera nuovamente a mezzo Dl), ingannevole e demagogico, il quale è stato venduto come una sostanziale correzione di rotta rispetto alla Legge 133/08. In realtà non è così! Stiamo parlando, chiaramente, del Dl 180/08, sotto analizzato in dettaglio, ma non vanno dimenticate le “Linee Guida del Governo per l'Università”, un atto di indirizzo non ancora operativo, il quale prefigura scenari foschi in termini di riassetto sistematico.

“Il progetto di riforma presentato dal ministro Gelmini (Dl 180/08 e “Linee Guida del Governo per l’Università”), pur attestandosi su di una frettolosa e confusa retromarcia, cerca tuttavia di riproporre i punti centrali del complessivo progetto di dismissione dell’Università: il taglio dei finanziamenti viene ora giustificato dalle retoriche neo-liberiste della differenziazione, dell’efficienza e della meritocrazia, che altro non sono se non i processi di dequalificazione dei Saperi, di gerarchizzazione e declassamento contro cui il movimento sta lottando.” (dall’assemblea plenaria dell’Onda del 16 novembre, La Sapienza)

Decreto Legge 180/08

  • La possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto private rimane immacolata, perniciosa e nociva quanto prima (Legge 133/08), non facendosene cenno alcuno.
  • Il taglio per il 2009 viene ridicolmente abolito, ma, secondo le parole della Gelmini stessa: "I tagli previsti per il 2010 (e, sottinteso, fino al 2013, ndr) resteranno". Essi, quindi, continueranno ad essere di portata enorme e brutale, come da numeri riportati.
  • Si stabilisce che, all'interno del FFO complessivo delle università, una quota non inferiore al 7% (500 milioni di euro) venga elargita ai soli atenei che verranno considerati meritevoli sulla base dei risultati dei processi formativi e delle attività di ricerca scientifica nonché dell'efficienza delle sedi didattiche e del contenimento dei costi. In tal modo, si riduce ulteriormente il finanziamento per gli altri atenei che non verranno considerati meritevoli. I cosiddetti “poli d’eccellenza” saranno massicciamente premiati, gli altri potranno lentamente, e senza nessun sostegno, sparire o avviare le pratiche di privatizzazione.
  • Il blocco del "turn-over" del personale universitario (docente e tecnico-ammistrativo) salirà, in percentuale, dal 20% al 50% (da 2 nuovi accessi ogni 10 pensionamenti a 5 ogni 10, quindi), anche per il triennio 2009-2011, ma solamente per gli atenei con i conti in ordine, mentre, attenzione, quelli con i conti non in ordine o che "spendono troppo in pagamenti" non potranno, senza mediazioni, assumere docenti e ricercatori.
  • Infatti, si vieta agli atenei che superano il 90% del FFO di procedere alla sostituzione dei cessati (blocco totale del “turn-over”). Ne consegue questo: a causa dei consustanziali tagli al FFO previsti nella Legge 133/08 (come visto, rimasti praticamente immutati), il numero delle università “non virtuose” che sforeranno tale limite salirà vertiginosamente nei prossimi tre-cinque anni. Ciò comporterà un totale blocco delle assunzioni a tempo indeterminato, ed un ricorrimento sempre più urgente e necessario a tipologie contrattuali a tempo determinato (ossia precariato a iosa).
  • Nonostante non si possano non accogliere come positive le decisioni di incrementare, seppure minimamente, gli stanziamenti per le borse di studio e l'edilizia universitaria, queste stesse avrebbero dovuto rientrare entro un piano generale di robusto finanziamento ed allargamento effettivo a tutta la massa studentesca degli strumenti componenti il costituzionale Diritto allo studio, al fine di non essere percepite come pura "elemosina". I due dati fortemente negativi e contraddicenti sono, infine: il legare questo aumento di finanziamento solamente a criteri di “merito”, snaturandone il contesto complessivo; e la contemporanea decurtazione del 46,5% rispetto al passato, sempre per il triennio 2009-2011 e quasi passata sotto silenzio, del Piano triennale di sviluppo del sistema universitario e del Fondo integrativo per il Diritto allo studio, previste dalla legge 126/08.

La considerazione finale è una: il Governo sta minando il terreno e le radici all’Università (dissanguamento fondi, varie forme del blocco del “turn-over”) e, al contempo, suggerendole (o imponendole, fate voi), oltre che adeguandole normativamente il terreno, la soluzione finale (trasformarsi in Fondazioni di diritto privato) per non farla cadere negli abissi, perfettamente in linea con il proprio organico disegno aziendalista, a-culturale e reazionario.

Dopo la “tre giorni nazionale” a Roma, bisogna continuare a lottare contro questo scempio!

“Il merito, fuor di retorica, è una misura che appartiene a chi lo elargisce, ai suoi bisogni e alle sue aspettative: fai quel che serve, nel tempo che siamo disposti a concederti e a costi compatibili (Modello Aziendale). Questo «merito» non ha nulla a che spartire con il talento o con il Sapere, che puntano sempre «oltre» le aspettative della contingenza, che comportano generosità e «spreco», guardano al futuro e non alla piatta riproduzione del presente. Per “merito” non si intende, invece, altro che un disciplinato processo di adeguamento alle imposizioni di chi comanda e chiede mera nozionistica immediatamente spendibile, produttività, serialità ed illimitata quanto insensata ricerca del profitto economico” MARCO BASCETTA (il Manifesto)

LettereInMovimento/Onda Anomala
http://www.lettereinmovimento.blogspot.com/

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!

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Introduzione poetico/militante opuscolo "Le Ragioni di un Collettivo"



Disobbedire, dubitare, armare la Critica...


Dopo un mese di straordinaria, creativa, diffusa e potente mobilitazione cittadina,

Dopo essere stati parte integrante della
“tre giorni nazionale dell'Onda” a Roma (14-15-16 novembre),
l'enorme corteo che ha invaso le strade della città
ed urlato il proprio sdegno sotto i palazzi del Potere,
i workshop su Didattica, Formazione, Ricerca,
Diritto allo studio, Lavoro, le assemblee plenarie a La Sapienza,
il “Progetto per l'AutoRiforma dell'Università”
discusso ed approvato dal movimento,


Per generalizzare le lotte,
sperimentare l'altra Università possibile,
elevare l'analisi locale e globale,
dissezionare la complessità
criticare radicalmente l'esistente modello socio-economico,
immaginare e realizzare forme di resistenza e di lotta,
organizzare pratiche alternative di attraversamento
del Presente e del Futuro,
valorizzando il Passato, i suoi pregi ed i suoi difetti,

In ogni caso,
per lasciar emergere ed agire l'insorgenza intellettuale e materiale!

LettereInMovimento








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Contributo alla discussione sullo sciopero generale del 12 dicembre... da GlobalProject!

Postiamo un particolare e complesso punto di vista, opinabile quanto volete, su Cgil, sindacati di base, sciopero generale del 12/12 e "capacità ri-compositiva autonoma del movimento in funzione della rottura politica"

La proclamazione dello sciopero generale intercategoriale da parte della Cgil per il prossimo 12 dicembre ha aperto un serrato dibattito all’interno del movimento e del mondo del lavoro. Dopo un intero autunno di lotte, caratterizzato sostanzialmente dai movimenti, il sindacato di Epifani, stanco di rincorrere le mobilitazioni indipendenti ed autonome prova a segnare un punto di conflitto importante contro le scelte del Governo. Un autunno a rincorrere i movimenti, certo. Le oceaniche manifestazioni dell’Onda, gli scioperi improvvisi dei lavoratori Alitalia organizzati in comitati di lotta, le mobilitazioni della fine dell’estate dei movimenti in difesa dei beni comuni da Vicenza a Chiaiano e il livello di mobilitazione dei sindacati di base, hanno contribuito alla convocazione da parte del principale dei sindacati confederali dello sciopero generale.

Senza dubbio, la scelta di Epifani è una scelta di sopravvivenza, in altre parole una scelta dettata dalla necessità di riuscire a mantenere nei riguardi dei propri iscritti un minimo di credibilità rispetto ai tagli nel nome della crisi ed alle scelte di distruzione sociale che ne deriveranno da parte del Governo. Al tempo stesso, la scelta della Cgil risulta essere anche un modo differente di interpretare l’opposizione in questo paese, e la differenza tra la piazza del Pd e quelle della Cgil è assolutamente notevole. Coloro i quali sono stati tra i principali responsabili della ristrutturazione del mercato del lavoro sottraendo garanzie sociali e stabilità lavorativa, dei processi di privatizzazione ed esternalizzazione delle formazione pubblica nel nostro paese, coloro i quali hanno agito come imbonitori in funzione delle logiche di accumulazione del profitto per Confindustria facendo pagare un prezzo altissimo ai lavoratori, ebbene oggi decidono di fare lo sciopero generale. Mentre Veltroni davanti a milioni di persone al Circo Massimo parla di detassare le tredicesime, Epifani fa lo sciopero generale. Stessa funzione di compatibilità e compartecipazione con la logica di Confindustria, ma stili ed interpretazioni diverse.

Dunque cosa fare? All’interno del sindacalismo di base si è aperta, come prevedibile, una discussione. Dopo lo sciopero del 17 ottobre scorso, che, grazie anche alla partecipazione del movimento studentesco, aveva raggiunto gli oltre 300mila partecipanti, l’unità del sindacalismo di base è messa a dura prova dalle decisioni sullo sciopero della Cgil del 12 dicembre. Da un lato, la legittima posizione della Rdb, una posizione di netta presa di distanza dallo sciopero della Cgil, un’affermazione di incompatibilità assoluta con coloro i quali all’interno dei luoghi di lavoro svolgono una funzione di complementarietà con il padrone, di svendita dei diritti sociali acquisiti, costruendo un sistema clientelare all’interno del quale il sindacalista diventa una figura che di fatto è controparte del lavoratore. Una scelta quella della Rdb che si inserisce in uno scenario di “concorrenza sindacale” che si misura sulla coerenza e, se vogliamo, sulla rigidità delle scelte.

Dall’altro lato, Sdl, Cub e Cobas decidono di indire per lo stesso giorno lo sciopero generale. Un appello, quello delle tre sigle del sindacato di base, che si muove nella direzione di costruire uno sciopero generalizzato che parta proprio dai movimenti, dall’Onda, e che all’insegna del “Noi la crisi non la paghiamo” provi a costruire il protagonismo dei movimenti reali nel paese. Le scelte, quelle dei sindacati, dei sindacati tutti, devono necessariamente però tener presente una condizione: l’azione sindacale, anche quando e’ messa in collegamento con una prospettiva di rottura del sistema – e noi pensiamo che oggi questa debba essere la sua funzione – non significa che possa assolvere ai compiti politici della rottura. Questo l’azione sindacale non lo può fare in nessun caso. Ed è questo il punto.

Davanti ad una crisi globale che potrebbe cambiare in maniera definitiva gli equilibri e gli assetti delle garanzie sociali nel nostro paese, una serie di movimenti si stanno affermando in maniera forte, in piena autonomia ed in piena indipendenza dai partiti e dai sindacati, esprimendosi in modo radicale, e producendo di fatto, con una scelta di incompatibilità alle logiche della governance, la rottura politica.

Noi la crisi non la paghiamo! Questa è la rottura.

La ricchezza dei contenuti politici dei movimenti di questo autunno, in particolar modo dell’Onda, rappresentano la base per la destrutturazione del piano imperiale di far pagare a loro la crisi. Mentre il G8 viene sostanzialmente e definitivamente sepolto dal vertice americano del G20 sulla crisi, dando ragione a coloro i quali sostenevano che il G8 era diventato ormai un contenitore vuoto perchè vedeva l’assenza di alcuni tra i principali attori del mercato globale, nel nostro paese la discussione intorno ai sindacati come centrali politiche di opposizione, senza tener conto dei movimenti, ci sembra un ragionamento anacronistico. Oggi un tipo di discussione del genere può svolgere invece un lavoro controproducente, tanto da rappresentare un ostacolo concreto a quel tentativo ri-compositivo che i movimenti, in primo luogo l’Onda, stanno provando a fare.

Lo sciopero del 12 dicembre sarà uno sciopero vero a partire dal protagonismo dei movimenti reali e non dalla natura di chi lo convoca. I sindacati di base tutti restano ovviamente un interlocutore privilegiato dei movimenti, perchè sono quei lavoratori e lavoratrici che ritroviamo nelle nostre piazze, ritroviamo in un’ottica di costruzione più complessiva di opposizione sociale, ma oggi i sindacati di base devono capire che non spetta a loro la funzione di rottura politica in questo paese.

Dopo mesi di rincorsa da parte dei sindacati confederali ai movimenti, che hanno fatto dell’autonomia e dell’indipendenza un loro tratto caratteristico tale da costruire di fatto la sola opposizione vera nel paese, stare fuori da quella giornata per i movimenti sarebbe un errore. Rappresenta invece un’occasione nel momento in cui i movimenti sono in grado in quella giornata di cominciare a svolgere il ruolo di vettore di una ricomposizione sociale indispensabile per affrontare la lotta alla crisi ed alla ricetta del comando imperiale per fronteggiare la crisi. La valorizzazione di queste lotte, che oggi finalmente danno la possibilità di intrecciare l’Onda ed i movimenti in difesa dei beni comuni con il mondo del lavoro, rappresentano la nostra ricetta alla crisi.

Antonio Musella - centro sociale Insurgencia - Napoli

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Contributo sull'autorganizzazione del movimento... Da AteneInRivolta!

Per una salutare autocritica, pubblichiamo un intervento dei compagn* di AteneInRivolta, area trotzkista (Sinistra Critica, Csp-Csu, collettivo Pantera, ecc...) del movimento, rispetto alle contraddizioni dell'assemblea del 15 e 16 novembre per quel che concerne l'organizzazione del movimento de L'Onda Anomala.

C'è da precisare che AteneInRivolta, nonostante questa proficua critica, ha contribuito a stendere ed approvare i report costituenti il "Progetto di Autoriforma per l'Università". Quindi non c'è stata nessuna spaccatura con l'area Uniriot, fautrice dell'irrapresentabilità integrale del movimento; quanto un porre dei problemi concreti.

Dopo la grandissima manifestazione del 14 novembre, migliaia di studenti e studentesse hanno partecipato alla due giorni di assemblea nazionale prevista alla Sapienza. Il 15 e 16 novembre l’Onda Anomala ha discusso sul suo futuro. L’enorme partecipazione – oltre 3.000 partecipanti e circa 400 interventi – dimostra la maturità di questo movimento: lungi dall’essere apolitico ha espresso, attraverso la discussione attorno all’Autoriforma dell’Università, una nuova idea di politica, vissuta con il nostro protagonismo diretto, che supera l’idea stessa di “antipolitica” verso un’idea di “autopolitica”. I report dei tre workshop sono infatti una ulteriore possibilità di lotta per trasformare le nostre condizioni materiali, ognuno con le proprie modalità e diversità, ognuno nei propri territori. Il 28 novembre sarà una nuova data di mobilitazione nella quale inondare le strade delle nostre città riproponendo le pratiche che ci hanno caratterizzato: partiremo dalle nostre università per riversarci nel cuore delle città paralizzando il traffico e la circolazione delle merci. Ed è con questo spirito che abbiamo deciso di attraversare il 12 dicembre, data dello sciopero generale. Uno sciopero importante che abbiamo chiesto con forza sin dall’inizio della nostra mobilitazione a tutti i sindacati, ma che ancora chiediamo di radicalizzare. Serve uno sciopero di 8 ore, disposto a divenire “coordinato e continuativo” per provare a vincere, a imporre a questo governo un drastico cambio di rotta.

Tuttavia, c’è un grande assente nella discussione di questi giorni. L’assemblea nazionale non è infatti riuscita ad affrontare un nodo fondamentale, che pure era previsto dal programma discusso unitariamente da tutte le assemblee alla Sapienza: le forme della nostra autorganizzazione. Aver impedito la discussione non risolve certo il problema. Il problema di inventarsi nuove forme di democrazia. Il problema di saper dare una capacità unitaria e vincente alla potenza multiforme del movimento. Chi deciderà come attraversare concretamente la giornata del 12/12? Chi deciderà come articolare la giornata del 28/11 e le settimane tematiche su didattica, diritto allo studio e precarietà proposte dall’assemblea nazionale? Non può continuare ad essere la sola Sapienza a dettare l’agenda del movimento a tutti gli altri Atenei in Onda. Cercheremo tutti di trovare creativamente delle soluzioni, ma la discussione rimane aperta, e non si può risolvere con la segmentazione, o peggio la divisione del movimento. Chi ha paura di noi non aspetta altro che utilizzare le nostre differenze per dividerci. Sta a noi sfruttare la ricchezza delle diversità, continuando a metterle a valore in un quadro unitario di movimento. La posta in gioco è riuscire a mantenere ancora a lungo alta la mobilitazione, e per farlo c’è bisogno di parlare nei momenti cruciali con una voce sola, di trovare delle date di mobilitazione comuni, delle pratiche riconosciute da tutti, delle parole d’ordine da urlare tutti insieme. È proprio questa unità che ci ha permesso in queste settimane di mettere in seria difficoltà il governo Berlusconi, di distruggere il finto consenso sociale su cui esso basava la sua forza decisionale.

Ora servirebbe un ulteriore salto di qualità per provare a vincere. Non ci sono soluzioni preconfezionate, non esistono formule magiche, ma è necessario interrogarsi fino in fondo su come sfuggire il leaderismo, su come costruire percorsi decisionali democratici, condivisi ed efficaci, consapevoli che solo attraverso una discussione collettiva è possibile conservare la forza travolgente che questo movimento ha sin qui avuto. Del resto, possiamo almeno imparare qualcosa da altri movimenti che hanno sperimentato vere e proprie forme di democrazia diretta, con delegati con mandati revocabili e non ripetibili, come abbiamo visto nel coordinamento degli studenti francesi vincenti contro il Cpe, o nelle assemblee popolari (Appo) delle rivolte messicane del popolo di Oaxaca.

Insomma, la discussione sulla nostra autorganizzazione, sull’idea di un coordinamento nazionale diretta emanazione delle assemblee di facoltà e di ateneo, di un luogo che trovi la sua legittimazione ad esistere solo nel movimento, di uno spazio di messa in rete e di discussione da preservare da rischi di burocratizzazione utilizzando strumenti concreti come la revocabilità e la rotazione settimanale dei delegati, è una discussione che noi che abbiamo dato vita al sito ateneinrivolta.org pensiamo vada fatta ateneo per ateneo, facoltà per facoltà. Così come crediamo che anche i report usciti dai workshop dell’assemblea nazionale vadano discussi, criticati, arricchiti da tutte le assemblee di facoltà in giro per l’Italia, per educare noi stessi alla pratica della democrazia partecipata e per rendere concreti nelle pratiche di movimento gli obiettivi che abbiamo espresso.

Noi pensiamo sia arrivato il momento di aggredire tutte le controparti, non accontentandoci più di azioni simboliche, ma provando a strappare risultati concreti. Continueremo a chiedere il ritiro della 133 e della 169 provando insieme ai lavoratori a bloccare il paese. Ma dobbiamo anche pretendere dai rettori dei nostri singoli atenei che quei tagli non vengano pagati da noi, assediando e bloccando i rettorati, pretendendo impegni dai Cda a non aumentare le tasse, praticando autoriduzioni nelle mense universitarie e chiedendo alle varie Aziende per il diritto allo studio abbassamenti dei prezzi per Case dello studente e mense, chiedendo al Governo più residenze universitarie e borse di studio, chiedendo il diritto alla mobilità, all’accesso alla cultura (cinema, teatri ecc.) e alla casa aprendo vertenze con Comuni e Aziende per il trasporto per tariffe agevolate per studenti/esse.

Con le nostre pratiche pacifiche vogliamo reinventare una nuova politica nazionale per il Diritto allo studio, per un nuovo Welfare. E ancora, praticare una nuova didattica mettendo in discussione i programmi ufficiali, assediando i Consigli di facoltà per pretendere la fine della frequenza obbligatoria e l’accorpamento degli esami, per scardinare i saperi minimi del "3+2" che ci preparano ad un futuro di precarietà.

È infine necessario aprire un dialogo costante con il mondo del lavoro, organizzando iniziative di confronto tra studenti e lavoratori, come il volantinaggio organizzato dagli studenti/esse di Torino davanti i cancelli di Mirafiori, costruendo insieme rivendicazioni unitarie per non pagare la crisi. Le statistiche di Almalaurea sulla condizione lavorativa dei neolaureati ci forniscono infatti una riflessione inedita. Un neolaureato dopo tre anni dal conseguimento della laurea percepisce uno stipendio attorno ai 900 euro, inferiore alla media del salario di un operaio metalmeccanico che si aggira attorno ai 1.100. Questa condizione ci consegna un rapporto tra studenti e lavoratori assolutamente ribaltato, e una potenza inedita di una nuova unità. Non c’è più lo studente privilegiato, ma piuttosto esiste una condizione comune riassuntiva nella condizione di lavoro e di vita che molti di noi vivono sulla propria pelle: la precarietà.

E allora, l’abolizione di tutti i contratti atipici, la richiesta di un salario minimo intercategoriale a 1.300 euro al mese e di un reddito sociale – come uscito dall’assemblea nazionale – possono concretizzare l’urlo delle nostre piazze: NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO, un noi non relegabile alla sola dimensione studentesca, ma un noi che parla direttamente a lavoratori e lavoratrici, a tutti gli sfruttati di questo paese.

La grande partecipazione all’assemblea nazionale segnala che, dopo ormai più di un mese di mobilitazione, questo movimento è vivo e gode di ottima salute. Sta a noi adesso capire come fare a vincere.

L’Onda non si ferma!

AteneInRivolta



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