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LUNEDì 27 APRILE ore 11.00 Aula Magna della Facoltà di Lettere : Conferenza stampa promossa da LettereInMovimento con l'Ordine dei Medici ed i Professori della Facoltà di Lettere




mercoledì 4 marzo 2009

Discorso del Magnifico

Carissimi Studenti,
Autorità, Magnifici Rettori
Colleghi docenti, tecnici, amministrativi,
Graditi ospiti


Inizio questo mio primo discorso di apertura dell’anno accademico rivolgendo i miei più sentiti auguri di buon lavoro per il nuovo Anno Accademico 2008-9 all’intera comunità universitaria; in particolare do il benvenuto ai nuovi studenti immatricolati presso il nostro Ateneo ai colleghi che si sono aggiunti al nostro corpo docente nel corso di quest’anno.



I nostri nuovi studenti sono (al 31 gennaio 2009)

2006
(dati al 31 luglio 2006) 2007
(dati al 31 luglio) 2008
(dati al 31 gennaio 09)
Modena 2303 2695 2828
Reggio Emilia 915 828 947
Totale 3218 3523 3775




Durante gli ultimi tre anni hanno preso servizio:


2006 2007 2008
38 ricercatori (35 nomine e 3 trasferimenti) 12 ricercatori (10 nomine e 2 trasferimenti) 45 ricercatori (42 nomine e 3 trasferimenti)
33 professori associati (di cui 24 up-grading) 7 professori associati (di cui 2 up-grading) 3 professori associati (di cui 1 up-grading)
13 professori straordinari (tutti up-grading) 5 professori straordinari (di cui 2 up-grading) 1 professore straordinario
82 (47 nuove posizioni) 24 (20 nuove posizioni) 49 (48 nuove posizioni)

A questi nuovi arrivi si aggiungono le seguenti assunzioni di personale tecnico amministrativo

2006 2007 2008
71 30 110


Numero degli studenti (totale):

A tutt’oggi gli iscritti all’Università di Modena e Reggio Emilia sono 18.400 nei corsi di laurea di primo e secondo livello; inoltre frequentano il nostro ateneo oltre 2000 studenti distribuiti tra i corsi di Dottorato, specializzazione e master, per un totale che si avvicina ai 21.000 studenti.

Numero dei docenti (totale):

2006 2007 2008
prof. di I fascia 291 287 268
prof. di II fascia 304 298 292
ricercatori 275 280 320
assistenti univ. 4 2 2
TOTALE 874 867 882



Turn Over:
pensionamenti del personale tecnico amministrativo

2006 2007 2008
27 18 27


pensionamenti Personale Docente:
2006 2007 2008
22 27 32





Nel corso dei prossimi 3 anni, ci aspettiamo circa 60 pensionamenti

Laureati

2005 2006 2007
UNIMORE
(3307) ITALIA UNIMORE
(3175) ITALIA UNIMORE
(3191) ITALIA
In corso I anno f. corso In corso I anno f. corso In corso I anno f. corso In corso I anno f. corso In corso I anno f. corso In corso I anno f. corso
58,4 21,1 11,3 20,6 59,8 20,0 34,5 22,4 59,4 22,6 37,3 22,3



I CORSI DI STUDIO

Nell’anno in corso l’offerta formativa è stata mantenuta essenzialmente eguale a quella dell’anno precedente per un totale di 89 corsi di laurea, di cui 4 in modalità FAD, ( 67 a Modena, 22 a Reggio Emilia), suddivisi tra 12 Facoltà. Ma, come sapete, abbiamo già definito l’offerta formativa per il prossimo anno accademico: l’Ateneo con una decisione senza precedenti, presa con piena coscienza della situazione che si sta venendo a creare, chiuderà, ovvero se volete accorperà, 8 corsi di laurea ( 6 a Modena 2 a Reggio Emilia), per rimanere all’interno dei parametri statali.

89 corsi di laurea suddivisi tra 12 Facoltà.
67 a Modena 22 a Reggio Emilia




LA LEGGE FINANZIARIA, IL D.L. 270 E LA RIDUZIONE DELL’OFFERTA FORMATIVA

La decisione di ridurre l’offerta formativa è stata presa dopo una lunga e meditata discussione. Le decisioni sono di far sì che tutti i corsi di studio, a partire dal prossimo anno accademico, siano conformi al D.L. 270. Non solo! I conteggi, fatti per stabilire la possibilità di apertura dei corsi stessi, sono stati compiuti supponendo che nessun nuovo docente venga assunto nei prossimi 3 anni. Questo comporterà l’accorpamento di alcuni corsi di studio la chiusura di altri. In altre parole abbiamo assicurato stabilità alla nostra offerta formativa, facendo “ordine in casa” secondo i requisiti del D.L. 270. Questo non toglie che ridurre l’offerta formativa, soprattutto in un’Università di dimensioni medio-piccole, sia difficile e doloroso.

Siamo di fronte ad un’Università che presenta:
• una stabilità nel numero dei docenti, pur con una distribuzione tra le tre fasce non ottimale,
• un aumento costante del numero degli studenti;
• una politica di attenzione verso il personale tecnico amministrativo, caratterizzato da un processo di stabilizzazione e riduzione del precariato;
• un’anticipazione dell’adeguamento ai dettami della 270 e la “razionalizzazione” dei propri corsi.

I corsi di studio vanno ospitati in strutture adeguate, quindi devo parlare di edilizia:
L’istituzione, 10 anni or sono, della rete di sedi, associata ad una attenta scelta nel campo dell’offerta formativa, ha dato come risultato un aumento costante degli studenti. Ovviamente, gli studenti devono essere accolti in strutture dignitose e funzionali. A tal fine, i miei predecessori, hanno dato inizio ad un impegnativo programma edilizio, che ha portato ad importanti realizzazioni, eseguite in armonia con le amministrazioni locali.

Elenco, solo per richiamare alla memoria, la sede di ingegneria, la sede di Lettere e Filosofia, la sede di Giurisprudenza (che verrà inaugurata nelle prossime settimane) a Modena, lo sviluppo del S. Lazzaro e della ex caserma Zucchi a Reggio Emilia. All’inizio di questo importante programma di sviluppo edilizio, l’Università di Modena e Reggio Emilia ha goduto di accordi di programma ministeriali e degli Enti locali. Da tre anni ormai, tali investimenti si sono in pratica azzerati. I fondi allora stanziati non erano sufficienti per completare le opere intraprese, e l’Università ha deciso, al fine di evitare l’accensione di un mutuo, di adottare un programma di “rientro”, mettendo in bilancio per i prossimi 20 anni il pagamento di 1,5 M€/anno.

Nonostante le importanti opere eseguite, la situazione edilizia non è, in generale, buona. Insediamenti costruiti negli anni 60, abbisognano di urgenti opere di ristrutturazione, il S. Eufemia (centro storico di Modena) necessita ancora di importanti investimenti, il S. Lazzaro a Reggio Emilia ha assoluta necessità di avere, almeno, nuovi spazi per i laboratori, la ex caserma Zucchi è insufficiente per ospitare le due Facoltà che vi insistono. L’Università paga pesanti affitti per aule e laboratori.

Quindi, un’Università che negli ultimi anni ha eseguito bene il compito affidatole, che ha aumentato il numero degli studenti, senza aumentare in modo significativo il corpo docente, che ha raggiunto in Italia i vertici di varie graduatorie fatte da organi di stampa e da agenzie indipendenti, e che si trova ora in reali difficoltà economiche e non riesce a mantenere ad uno standard adeguato aule e laboratori.

Di fronte ad una carenza totale di investimenti in edilizia da parte del Ministero, in assenza di un reale contributo da parte degli Enti pubblici e privati locali, abbiamo egualmente deciso di procedere a costruire l’edificio che ospiterà i dipartimenti di Chimica, Farmacia e Scienze della Terra, ora ospitati in edifici che si trovano, diciamo, in situazioni certamente non dignitose. Nel contempo, stiamo procedendo, a finalizzare la realizzazione di un edificio per laboratori da costruire nel comparto del S. Lazzaro. Il tutto verrà eseguito attraverso una sorta di “prestito” con INPDAP, per il quale l’Università pagherà, a lavori terminati, una congrua somma annuale.

Nel contempo, stiamo cercando di coinvolgere in progetti, che comprendano anche un contributo all’edilizia, numerosi ricercatori. Uno dei progetti, avviato in questi giorni, riguarda la nostra propositività all’interno dei costituendi “tecnopoli” provinciali, finanziati dalla Regione Emilia-Romagna (che utilizza a tal fine fondi Europei per lo Sviluppo industriale).

Nonostante la recessione in atto, l’Università di Modena e Reggio Emilia sta dimostrando il coraggio di scelte difficili, chiamata a ciò non certo da “ubbie edilizie”, ma dalla necessità di assicurare a docenti e studenti sedi dignitose, accoglienti e sicure.

LA LEGGE 133/2008

Il D.L. 133, modificato in parte dal D.L. 1/2009 (Decreto “Gelmini”), nonché il disegno di Legge della Finanziaria 2009 prevede per il funzionamento dell’Università Italiana 7.190 milioni di euro nel 2009 (cifra simile a quella stanziata per il 2008), che diminuiranno nel 2010 a 6.450, e diventeranno 6.250 nel 2011.

A legislazione costante, sulla base della simulazione che abbiamo condotto, tenendo conto del peso percentuale che il nostro Ateneo ha sul sistema, abbiamo dei risultati piuttosto chiari.

L’FFO è stato nel 2007 e nel 2008 pari a circa 93 M€ , circa la stessa cifra è prevista per il 2009. Tenendo conto dei fattori premiali per chi come noi ha bene amministrato le risorse pubbliche, avremmo dovuto aspettarci di garantire l’equilibrio nei prossimi anni, anche tenendo conto che da molti anni l’aumento della massa salariale è stato posto a totale carico degli Atenei, compresi gli aumenti, per la massima parte automatici.

Ora, nella proiezione che era stata recepita nel bilancio di previsione, noi siamo rimasti nel 2008 al di sotto di quel 90% del rapporto fra assegni fissi e FFO, che è il vincolo che la legge ci pone.

Rimanendo a nostro carico l’aggiornamento della massa salariale, già nel 2009 siamo in difficoltà a rimanere sotto quella quota del 90% del FFO. Nel 2010, prevedendo il blocco totale del turn over e a legislazione immodificata, l’FFO sarà appena sufficiente per pagare gli stipendi, mentre nel 2011 la situazione non sarà governabile e, per pagare gli stipendi si dovranno utilizzare fondi derivanti, essenzialmente, dalle tasse di iscrizione.

Considerando che i provvedimenti presi dalla legge 133 prevedono che parte delle risorse derivate dai pensionamenti, ritorneranno al Tesoro, ma dovendo fare fronte agli aumenti salariali, avremo come conseguenza il blocco totale del turn over, e soprattutto quello delle entrate di nuovi ricercatori. La massa salariale scenderà, ma la percentuale del FFO impegnata in stipendi rimarrà costante. Tutto ciò è modulato dal Decreto Gelmini, che prevede un blocco del turn-over al 50%, confliggendo comunque con le direttive date dalla 133, che al momento non risultano modificate.

Per concludere l’esame della L. 133, in riferimento all’Università la legge prevede, oltre ai tagli dell’FFO, la riduzione del turn-over (al 20 % nella legge 133, L, al 50% nel D.L 180. 2008); la possibile trasformazione delle Università in Fondazioni e la sospensione delle SSIS Per quanto riguarda la trasformazione dell’Università in Fondazioni di diritto privato, la situazione appare complessa. Numerose sono le Fondazioni istituite per sostenere le Università, ai sensi della L. 388/2000 e del DPR 254/2001, ma si tratta di istituzioni ben diverse da quanto previsto dalla L. 133, che prevede una trasformazione delle stesse Università in Fondazioni. Questa proposta è stata letta come un segno di disinteresse, o meglio di abbandono del ruolo dello Stato nei confronti della ricerca e della alta formazione.

L’ipotesi della privatizzazione va a porsi in un contesto nazionale ed Europeo dove lo Stato ha sempre visto come una propria prerogativa quella di finanziare, regolamentare, indirizzare l’Università: Università, dunque, sentita come bene collettivo, nel cui seno trova applicazione il diritto allo studio per tutti i cittadini, ( io aggiungerei tutti i cittadini meritevoli), diritto sancito dalla nostra Costituzione.

Dopo il richiamo a così alti ideali, quali il diritto allo studio universale, e alle tradizioni Europee, confrontiamoci con l’Europa

IL CONFRONTO CON L’EUROPA

I recenti dati OCSE sull’università europea mettono in luce dati molto preoccupanti.
Ritengo grave non il fatto che di fronte ad una spesa media Europea per studente universitario di 11.512 $, quella italiana sia di 8.026 $, ma il fatto che solo il 17% dei 25-34enni italiani possono vantare un diploma di laurea, contro una media del 33% in Europa. Il gap con l’Europa è calato in anni recenti, in effetti il numero degli studenti immatricolati si confronta bene con i numeri Europei. Il rapporto dell’OCSE, mette in conto questo miglioramento con la riforma del 3+2 del 2002; purtroppo noi sappiamo bene come l’assoluta maggioranza dei nostri laureati di primo livello non lavora, ma continua con il cosiddetto “+2”. Un altro aspetto che reputo grave, nel nostro confronto con l’Europa, è il tasso di abbandono. In media solo il 45% degli iscritti raggiunge il diploma di laurea, contro una media europea che raggiunge il 69%. Di conseguenza la differenza nel numero di laureati rimane costante. Notate, il numero dei laureati in corso nella nostra Università è tranquillamente ai livelli Europei.

Con la L. 133 questo cammino di avvicinamento agli standard Europei inevitabilmente si interromperà ed il gap differenziale non farà che aumentare ulteriormente, con conseguente calo nella nostra capacità di competere, un peggioramento della nostra classe dirigente, un impoverimento del Paese.

Nella politica per l’Istruzione, negli anni dal 1995 al 2005, mentre i Paesi Europei hanno incrementato la spesa per lì educazione del 41%, l’aumento osservato in Italia raggiunge appena il 12%, quindi nessun aumento in termini reali, con una percentuale del PIL impegnato nell’istruzione di un punto secco inferiore alla media europea.

Unico dato in controtendenza: negli ultimi 5 anni, si è visto un aumento degli investimenti privati nell’istruzione terziaria, istruzione privata, che comunque copre la minima parte della richiesta di formazione in Italia. Quindi, il passaggio da una situazione, essenzialmente Europea ad una, diciamo, di tipo “Americano” sembra irrealizzabile. Per quanto riguarda il numero delle sedi, uno dei punti aspramente criticati nel Paese, gli Istituti di terzo livello in Italia sono 92, (erano 70 nel 2000), conteggiando le sedi distaccate, si arriva a circa 300. Facendo un semplice raffronto numerico, in Francia con una superficie quasi doppia dell’Italia ed una minore popolazione le sedi universitarie sono oltre 400.

Parlando poi di tasse universitarie, in un sistema come il nostro che già non si confronta bene con il resto d’Europa, le tasse universitarie nel nostro Paese sono allineate, anzi più elevate, della media europea (la media Italiana è 1100$, media Europea 1017$). Non occorre forse ricordare che in vari Paesi Europei l’Istruzione di terzo livello è gratuita!

Concludendo questo breve confronto con la situazione Europea, negli ultimi 10 anni in Italia si è avuto un modesto aumento della spesa nel sistema di educazione terziaria, accompagnato da un modesto incremento nel numero degli studenti, quindi un aumento relativo della spesa per studente, associata a un calo dell’efficienza.

In questi giorni i governi (non solo Europei) hanno lanciato una serie di provvedimenti di “stimolo” , intesi a superare la profondissima crisi che ci attanaglia. Ora, guardando solo i nostri vicini, in Francia il pacchetto di “aiuti” riserva 5 miliardi all’Università, concentrandoli solamente sulle Università giudicate migliori. In Germania, nel pacchetto di 64 miliardi di Euro, 24 sono dedicati al miglioramento del sistema formativo. Nel nostro Paese, - per contro - si pensa di utilizzare i “risparmi” ottenuti dai tagli all’Università per utilizzarli nei provvedimenti di supporto.


UNA POLITICA NAZIONALE PER L’UNIVERSITA’

Che l’Università italiana non sia un modello di efficienza e che i suoi amministratori/governanti, talvolta, non operino con rigore, mi sembra possa essere considerata un’affermazione corretta.

Ma, da questo a passare al taglio “sic et simpliciter” dei fondi per l’Università ad un livello che non consentirà di chiudere i bilanci, potrebbe fare pensare ad una precisa “politica punitiva” presente nella mente e nelle intenzioni del nostro Governo. Se l’Università italiana è veramente così inefficiente, se le spese sostenute sono eccessive, se il numero dei suoi docenti è fuori controllo ed il livello medio degli stessi infimo, allora esisterebbe una ragione per la quale uno Stato importante a livello mondiale come l’Italia, che si vanta di appartenere al novero del G8, decida di affidarsi a “strade indefinite” per l’istruzione di terzo livello dei propri cittadini.

E’ un momento grave per il Paese, ma non è con tagli indifferenziati, come quelli adottati nella finanziaria approvata nel 2008 che si potrà uscire dalla crisi dell’Università. Anche per noi, Università di Modena e Reggio Emilia, è tempo di riflessione, di autocritica nonché di cambiamento. Anche per questa ragione abbiamo preferito organizzare questa cerimonia di apertura “francescana”, dedicata alla riflessione e non alla celebrazione.

E’ convinzione generale che la “spina dorsale” di ogni Paese sia costituita dall’Istruzione dei propri cittadini. E’ possibile pensare di “tagliare” il futuro di questo Paese? Rinunciare a quello sviluppo nel quale gli altri Paesi Europei sono pronti ad investire parte importante del proprio PIL, anche nei periodi di recessione più dura?

This was the most unkindest cut of all (Shakespeare, Julius Caesar Act 3, scene 2, 183)

La qualità dei nostri laureati è bassa? Piuttosto che tagliare la sussistenza, il Governo, così come le Amministrazioni locali e le Università stesse, mettano a punto sistemi di valutazione oggettiva che premino le Università virtuose e puniscano quelle peggiori. Il Ministro Gelmini ha dichiarato: “finanziamenti a fronte di riforme”. L’Università di Modena e Reggio Emilia è pronta a scoprire le carte sul piano della riforma, ma vuole anche vedere le carte del Governo sui finanziamenti.

In un momento di recessione acuta come questo, occorre scommettere sul proprio futuro, investendo bene. Il sistema Universitario italiano è governato da centinaia (migliaia) di leggi che ne determinano e segnano tutti i singoli atti, ma pochi sono i Decreti che vanno a valutare efficacia ed efficienza. Spesso, i nostri legislatori si preoccupano di tutto quanto concerne la “procedura” e la correttezza della stessa, quasi mai dei risultati.


Su questo punto mi sento di chiedere fortemente a chi ha la responsabilità di governo del Paese, di togliere lacci formali semplicemente abolendo regolamenti, leggi e leggine, istituendo nel contempo una seria ed oggettiva valutazione. Introducendo un sistema premiale e incentivante. Non si tratta di premiare reali o presunte “eccellenze” (parola assai abusata), ma di far crescere il livello medio della qualità. La cultura della valutazione e della valorizzazione dovrà diventare uno degli elementi caratterizzanti della vita universitaria, secondo criteri condivisi. Ricordo comunque che la meritocrazia è possibile solo se sono garantite a tutti la stesse opportunità, prescindendo dal genere, dalle scelte politico-culturali, dai legami familiari e dall’appartenenza a gruppi accademici.

Una politica nazionale per l’Università è necessaria. Solo in questo modo sarà possibile affrontare i tagli già decisi. Faccio un esempio: si può dire chiaramente che 60.000 docenti a tempo indeterminato sono troppi per il sistema Universitario italiano, purché questo venga accompagnato dalla possibilità di “investire” in docenti, anche a tempo determinato, con contratti “ad hoc”, con stipendi adeguati e competitivi. Anche il vituperato sistema concorsuale italiano può trovare soluzione nell’affermarsi di un sana politica Nazionale, caratterizzata da premi, incentivi, non solo, ma anche da punizioni.

Non ho mai udito di docenti non confermati alla fine del triennio di straordinariato. A parole, la nostra legislazione sembrerebbe sfidare antichi tabù sindacali, quali quello di potere licenziare un docente (che ha vinto un concorso) se alla fine del triennio non risulta confermato da una commissione nazionale; nei fatti un giudizio negativo non si è (quasi) mai visto.

Solo affermando la meritocrazia e la trasparenza l’Università italiana potrà salvarsi.

Torniamo a Modena e Reggio Emilia ed esaminiamo i punti critici del nostro Ateneo

I PUNTI CRITICI DEL NOSTRO ATENEO

Il nostro Ateneo, assieme a spunti sicuramente positivi, mantiene caratteristiche tipiche dell’Università italiana, in particolare reputo tra i maggiori difetti:
• l’autoreferenzialità;
• l’insufficienza, se non inefficacia del sistema di valutazione;
• La bassa efficacia nell’azione degli organi accademici, in particolare le funzioni del Senato e del Consiglio di Amministrazione non sono chiaramente distinte;
• un sistema amministrativo legato alla osservanza della regola e de-responsabilizzato
• un sistema del reclutamento del personale talvolta non trasparente, dove non sono evidenti i parametri di giudizio e di merito;
• la mancanza di un rapporto continuo e proficuo di risultati con enti locali, istituzioni pubbliche e privati, che fa sì che non esista un organismo dove si possa discutere assieme gli indirizzi e lo sviluppo delle nostre sedi universitarie;
• la carenza di alloggi a prezzo calmierato, ovvero di veri collegi per ospitare studenti ed assicurare il diritto allo studio
• rigore etico: ai punti appena menzionati, si aggiunge la questione dei comportamenti individuali e sociali all’interno dell’Università. So che nessun codice di condotta e nessuna norma potrà essere risolutiva per eliminare comportamenti scorretti ed eticamente deprecabili. Porterò comunque all’approvazione del Senato Accademico il Codice etico e dei comportamenti.

AZIONI

L’autoreferenzialità va superata introducendo una serie di test obiettivi di misura. Sto parlando in modo specifico della docenza, la valutazione dei corsi va effettuata in modo capillare, si discuterà come e quanto rendere pubblicamente disponibili i risultati. Esiste una diffusa resistenza, sia tra il corpo docente che tra gli studenti a farsi valutare in modo oggettivo. Purtroppo non abbiamo ancora una cultura di come eseguire ed utilizzare al meglio test di misura oggettiva, ma su questa strada ci stiamo incamminando.

Incentivare e premiare lo studente migliore è un punto fondamentale per fare superare alla nostra Università un falso senso di “egalitarismo”, dove tutti risultano “eccellenti”. Occorre inibire quell’alleanza perversa che si viene talvolta a creare tra studente e docente: io ti valuto bene, e tu non mi chiedi impegno, che porta all’appiattimento e alla vera punizione dei migliori. L’appiattimento dei valori colpisce egualmente docenti e discenti.

In assenza di un progetto di valutazione nazionale delle Università, (il CIVR non è certo nel pieno delle sue funzioni, e i nuovi organismi di valutazione sono ancora e tuttora sulla carta,). Il mio predecessore ha dato inizio ad un processo di valutazione portato avanti da esterni, che ah portato ad un’analisi approfondita della docenza, della ricerca e dell’amministrazione. Intendo continuare su questa strada. Sarà necessario riformare la composizione del Nucleo di Valutazione interno, nel contempo occorre migliorare la capacità da parte dei nostri uffici di produrre dati oggettivi, immediati, utili.

Le conseguenze della valutazione dovranno essere visibili. Anche se non sono particolarmente preoccupato per la presenza nel nostro Ateneo di “corsi di laurea bizzarri”, la valutazione precisa e oggettiva darà indicazioni al Senato Accademico su cosa conservare e cosa no. Già a partire dall’offerta formativa 2008-2009 alcuni corsi di laurea sono stati rivisti, alcuni chiusi, altri sono confluiti; la “razionalizzazione” continuerà nel 2009-2010.

Ho insediato una commissione con il compito di rivedere lo Statuto e, di conseguenza, i regolamenti di Ateneo. Le indicazioni sono quelle di analizzare e risolvere le sovrapposizioni, le duplicazioni cercando di rendere l’azione di governo più fluida, prevedibile, trasparente.

Sviluppo di un coordinamento regionale, stimolando la creazione di corsi interateneo, ricercando sinergie a collaborazione. Si potrà mantenere in questo modo un’offerta formativa di elevato livello senza attivare localmente corsi frequentati da pochi studenti ed evitando di assumere nuovi docenti.

Forte azione sull’organizzazione della nostra amministrazione. L’organizzazione interna va rivista, la valutazione dei dirigenti deve essere attuata, dando nel contempo ai dirigenti compiti e responsabilità precise. Far diventare forma mentis di tutti il lavorare a progetto, su parametri misurabili e, quindi, la possibilità di introdurre un sistema di incentivazione

Nel D.L 1/2009 dopo tanti anni, si è rivisto lo stanziamento di somme per l’edilizia destinata agli studenti. Quindi collegi, camere, appartamenti dedicati agli studenti, nell’ottica di favorire il diritto allo studio. Saremo attivi e attenti nel cogliere tutte le occasioni possibili per utilizzare tali fondi. D’altra parte, il nostro Ateneo già da alcuni anni offre agli studenti oltre 300 posti letto, in un edificio preso in affitto, e questo per sopperire all’insufficiente numero di posti letto messo a disposizione dall’Agenzia Regionale per il Diritto allo Studio.

Creazione di un Comitato di Indirizzo dove si discutano i piani di sviluppo e le linee di attività, dell’Ateneo, ma nello stesso tempo si trovi anche il supporto economico per le iniziative condivise. A questo comitato parteciperanno enti privati e pubblici che lavoreranno, con rispetto della nostra autonomia, per l’interesse collettivo. Farò presto questa proposta a enti locali pubblici e privati. Questo organismo dovrebbe facilitare l’adozione di programmi quadro di sviluppo, ovvero di re-indirizzo dell’attività di docenza e ricerca del nostro Ateneo. Ho già sottolineato che, a legislazione inalterata, l’Università di Modena e Reggio Emilia non potrà rimanere attiva e migliorare l’attività di docenza e ricerca, a meno che non si venga a (ri)creare un accordo quadro dove il tessuto sociale e le forze locali decidano di partecipare attivamente alla vita dell’Ateneo. Quindi discutendo, indirizzando, ma anche, finanziando.

Tra le azioni da intraprendere, intendo dare un posto di particolare importanza all’Internazionalizzazione

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Negli attacchi portati negli ultimi tempi all’Università italiana, si sottolinea come in molte statistiche non siano presenti università italiane a primi posti. A seconda delle statistiche utilizzate, tra le prime 500 Università non ci sarebbero più di 3 – 4 Università italiane. Un’altra recente statistica (topuniversity.com) afferma che tra 40 sistemi universitari analizzati a livello mondiale quello italiano si colloca al settimo posto in Europa e dodicesimo nel mondo. Ancor più significativo è il dato relativo ai laureati più facilmente assunti in prestigiose università: i laureati italiani sono terzi al mondo e primi in Europa, in questa graduatoria, che si riferisce ad un dramma italiano, quello della “fuga dei cervelli”, ma che sottolinea al tempo stesso la qualità del prodotto finale delle università italiane.

Quindi, al fatto di spendere poco per il nostro sistema universitario, al fatto che con questo poco e nonostante le “magagne” dell’Università italiana si riesca a dare una decente preparazione ai nostri studenti, si aggiunge ora il fatto che il sistema Universitario italiano finanzia, a tutti gli effetti, la ricerca e la docenza fuori dall’Italia.

Quindi, il fatto che pochissimi studenti stranieri scelgano l’Italia per l’istruzione terziaria diventa un dato, purtroppo, poco rilevante, di fronte ai problemi istituzionali/strutturali che dobbiamo affrontare.

Per sottolineare l’importanza di questo punto, ho oggi invitato il Pro Rettore Sergio Paba, delegato al’internazionalizzazione ad intervenire in questa apertura dell’Anno Accedemico.

RICERCA

All’Università spetta il compito di produrre innovazione culturale, scientifica e tecnologica, nonchè di essere parte attiva nell’intero ciclo della conoscenza, dalla ricerca fondamentale alla ricerca applicata e finalizzata al trasferimento tecnologico. In Italia la ricerca nei suoi vari aspetti è, nei fatti, portata avanti soprattutto dall’Università, e questo nonostante gli investimenti sia statali che privati non raggiungano il 50% di quanto gli altri Stati europei impegnano per la ricerca.

Nel nostro Ateneo si sono attivati Centri di competenza (aggregazioni di ricercatori con competenze interdisciplinari e comuni obiettivi di ricerca), che hanno fatto emergere peculiarità scientifiche che oggi rappresentano le nostre più forti distintività, le nostre “eccellenze”. In questo modo, l’Ateneo, è diventato il più grande, strutturato e qualificato Polo territoriale della ricerca per capacità e numero di docenti, ricercatori e tecnici (quasi 3000 addetti), per tipologie e qualità di attrezzature, per quantità e qualità di strumentazioni scientifiche, nonché di supporti informatici

La valutazione delle attività e delle strategie di ricerca dei Dipartimenti svolta ormai 2 anni fa da un team di valutatori esterni ha fatto emergere le principali linee di ricerca presenti nel nostro Ateneo, riconoscendo un valore di eccellenza a cinque nostri Dipartimenti. Il Senato Accademico ha conferito a questi dipartimenti posizioni di ricercatore e tecnico, applicando per la prima volta quei criteri di premialità prima enunciati.

Nel corso del 2008, è stato inaugurato il Centro di medicina rigenerativa “Stefano Ferrari” per la produzione di cornee e pelle da cellule staminali adulte. Un edificio ad altissima tecnologia impiantistica di 3000 mq, interamente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che ringrazio pubblicamente per l’attenzione con la quale asseconda nostre iniziative. Il Centro ha attirato investimenti da parte di privati dando origine a spin off industriali.

La ricerca applicata è coinvolta in un progetto sostenuto dalla RER, che la vede in prima linea collaborare con il tessuto industriale – economico delle due province. Ritengo di particolare importanza questa interazione. A tal fine sono stati attivati da alcuni anni centri che facilitano l’incontro delle esigenze dell’industria e le risposte che la ricerca applicata può dare. Il sistema, costituito da ILO, Democenter e REI, deve essere comunque rivisto, per conferire più incisività e penetrazione nel territorio. Importanza particolare avrà quell’area di incontro tra Università e Impresa, definita “spin off”.

Occorre che anche l’Industria Modenese e Reggiana ritrovi il gusto di investire e rischiare insieme all’Università. Gli spin off possono divenire i centri propulsori della ricerca e della innovazione nelle due province, ma anche della nostra occupazione.

Terminata la laudatio della ricerca applicata, ribadisco, comunque, l’importanza che l’Università ha nello sviluppare la ricerca di base. La ricerca applicata è il prosieguo della ricerca di base. La rinuncia da parte dell’Università e/o dello Stato nel supportare la ricerca di base, tempo una decina di anni, non farà altro che peggiorare il nostro debito verso gli altri Paesi, con conseguenze incalcolabili.
La nostra struttura scientifica ancora efficace e attiva si evidenzia in numerose e strette collaborazioni e scambi di ricercatori con qualificate Università e Centri di ricerca nazionali ed internazionali, nonché nelle rilevanti risorse finanziarie che i nostri ricercatori acquisiscono dalla partecipazione ai bandi di ricerca nazionali ed Europei

L’interazione tra città e Università e l’avvicinamento dei giovani al mondo della ricerca avviene anche
attraverso il tentativo, non del tutto riuscito, di tenere aperto alla cittadinanza con continuità il nostro straordinario patrimonio museale. Ricordo che nel 2008 sono ricorsi i 250 anni della nascita dell’Orto Botanico, voluto dal duca Francesco III d’Este, che decise di destinare una parte del giardino ducale alla coltivazione e alla ostensione dei “semplici” (tra i quali le piante medicinali). Grazie al generoso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, presto inizieremo i lavori di restauro del complesso.


FUND RAISING

Tenendo conto della legge finanziaria che in un piano triennale prevede tagli di oltre il 20% per l’Università italiana, ma soprattutto tenendo conto che l’Università deve rispondere in modo positivo alle richieste del territorio, adattando il proprio “prodotto” a quanto sia effettivamente richiesto dal mercato, possiamo e dobbiamo immaginare un coinvolgimento diretto ed importante del territorio nella gestione e nel supporto economico delle attività universitarie. Se da una parte gli enti pubblici e privati devono partecipare attivamente alla programmazione e alla valutazione del sistema universitario, (vedi la proposta di costituire un comitato di indirizzo), dall’altra, sono convinto, devono divenire co-responsabili nella gestione e nel funzionamento del sistema universitario.

STUDENTI

Concludo questa mia relazione come l’ho aperta, con il pensiero ed alcune considerazioni dedicate agli studenti, i giovani senso e essenza della nostra attività.

Con l’affermarsi ed il riconoscimento a livello nazionale di corsi di elevata qualità, penso in particolar modo al secondo e al terzo livello, la mobilità per un buon studente torna ad essere una necessità. Ritengo ciò estremamente positivo, l’eccellenza e la motivazione vengono finalmente riabilitate come importanti componenti della scelta dell’Università. Ma, le spese che lo studente viene chiamato ad affrontare sono spesso insostenibili. In un’Università che vuole formare i migliori studenti, tale fatto non è (non dovrebbe essere) ammissibile. Il valore del diritto allo studio, valore riconosciuto dalla nostra Costituzione, è essenziale ed irrinunciabile. Nella azioni che questo Ateneo svolgerà, verrà sempre data particolare importanza alla selezione e al riconoscimento del migliore, ricercando forme attive di intervento per far sì che chiunque meriti, possa completare il ciclo di studi scelto.

In effetti il “merito” da anni non è stato al centro dell’attenzione, in una applicazione di quel che io vedo come un “falso egalitarismo”. Su questa base si sono sviluppati in questo Paese atteggiamenti difficilmente comprensibili ed, ora, difficilmente sradicabili. Uno di questi è senza dubbio il “fuori corso”. Non conosco casi di altri paesi che ammettano il fuori corso (se non per casi specifici). Il dilazionare, il dare sempre e comunque non solo una seconda chance, ma poi una terza e una quarta ecc. è profondamente diseducativo. Nel nostro Ateneo, già numerosi corsi di Laurea raggiungono e superano il 90% degli studenti laureati in corso, segno di serietà e impegno, non certo di lassismo o facilitazione.

IL TERZO LIVELLO

Una particolare attenzione va data alla riforma del dottorato di ricerca con la formazione di Scuole, che rilasciano titoli spendibili a livello nazionale ed internazionale. Intendiamo dare presto inizio ad una istituto superiore di alta formazione, dove si troveranno riuniti tutti i corsi di dottorato. Occorre aumentare il numero dei dottorandi, attualmente circa 200, (poco più dell’1% della popolazione studentesca), a tal fine occorre cercare e stimolare finanziamenti suppletivi, coinvolgendo nei piani di ricerca enti pubblici e, soprattutto, privati, definendo assieme alle imprese dottorati in alto apprendistato.

Per fare un esempio di come i nostri giovani siano formati vi elenco il lavoro attualmente svolto da 7 studenti che si sono dottorati tra il 2002 ed il 2007 con il prof. Stefano Ossicini come supervisore:

• Dr.ssa Eleonora Luppi, Laurea in Fisica 2002, Università di Modena e Reggio Emilia
• PhD in Fisica 2006, Università di Modena e Reggio Emilia
• Ricercatrice PostDoc dal 2006 presso Ecole Polytechnique – CNRS – Paris, France

• Dr. Federico Iori, laurea in Fisica 2004 Università di Modena e Reggio Emilia
• PhD in Fisica 2008 Università di Modena e Reggio Emilia
• Ricercatore PostDoc dal 2008 presso Laboratoire des Solides Irradiè, CNRS Paliseau, France

• Dr.ssa Letizia Chiodo, laurea in Fisica 2002 Università di Roma e Università di Modena e Reggio Emilia
• PhD in Fisica 2006 Università di Roma Tor Vergata
• Ricercatrice PostDoc dal 2008 presso Nano-Bio Spectroscopy Group, Universidad del Pais Vasco, San Sebastian, Spagna

• Dr. Marcello Luppi, Laurea in Fisica 1999, Università di Modena e Reggio Emilia
• PhD in Fisica 2003, Università di Modena e Reggio Emilia
• Assegnista PostDoc dal 2005 presso Afd. Theoretische Chemie, Faculteit Exacte Wetenschappen, Vrije Universiteit Amsterdam, The Netherlands

• Dr. Fabio Trani, Laurea in Fisica 2001, Università di Napoli
• PhD in Fisica 2005
• Assegnista PostDoc dal 2008 presso Laboratoire de physique de la matiere condensee et nanostructures, Universitè de Lyon, France

• Dr. Matteo Gatti, laurea in Fisica 2003 Università di MILANO
• PhD in Fisica 2007 Ecole Polytechnique – CNRS – Paris, France
• Ricercatore PostDoc dal 2008 presso Nano-Bio Spectroscopy Group, Universidad del Pais Vasco, San Sebastian, Spagna

• Prof. Luca Dal Negro, laurea in Fisica 1999 Università di Trento
• PhD in Fisica 2003
• Assistant Professor dal 2006 al Department of Electrical and Computer Engineering, Boston University, USA.


Chiudo questa mio primo discorso d’apertura dell’Anno Accademico 2008-2009 ricordando un vecchio detto:
When The Going Gets Tough, The Tough Keep Going

Al di là di quanto ci aspetterà nelle prossime finanziarie, al di là della gravissima crisi finanziaria ed economica che stiamo fronteggiando, chiamo tutti all’impegno massimo per riuscire a dare qualità e competenze ai nostri giovani e per contribuire allo sviluppo del nostro Paese e del nostro territorio.

Con questo impegno da parte nostra dichiaro ufficialmente aperto l’833esimo Anno Accademico dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.


MODENA, 27 FEBBRAIO 2009

Aldo Tomasi

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